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Apollo e Dafne di Bernini: il mito e la scultura
Aggiornato il 27 ottobre 2026
Apollo e Dafne di Bernini è un gruppo in marmo a grandezza naturale scolpito da Gian Lorenzo Bernini tra il 1622 e il 1625 per il cardinale Scipione Borghese. Mostra il momento delle Metamorfosi di Ovidio in cui la ninfa Dafne, inseguita dal dio Apollo, si trasforma in albero di alloro. È alto 243 cm, è in marmo di Carrara e si trova ancora nella villa per cui fu realizzato: la Sala 3 della Galleria Borghese a Roma, che porta il suo nome.
Il mito nelle Metamorfosi di Ovidio
La storia è nel Libro I delle Metamorfosi di Ovidio, il poema latino delle trasformazioni che Ovidio scrisse all’inizio del I secolo d.C. È la versione romana di un mito greco: Apollo è il dio del sole, della musica e della poesia, e Dafne è una ninfa, figlia del dio fluviale Peneo e seguace di Diana, dea della caccia.
Tutto comincia con Cupido. Fiero del suo arco, Apollo deride le frecce del piccolo dio, e Cupido si vendica con due colpi. Il catalogo della Galleria Borghese lo riassume così: una freccia d’oro fa innamorare Apollo di Dafne, una freccia di piombo fa rifiutare a Dafne ogni amore. Apollo la insegue. Lei corre finché le forze non la abbandonano, poi prega il padre di trasformare il corpo che ha acceso il desiderio del dio.
La preghiera viene esaudita subito. Nelle parole di Ovidio, la corteccia le si chiude intorno al petto, i capelli diventano foglie, le braccia rami e i piedi mettono radici. Apollo ama ancora l’albero. Dichiara l’alloro suo: incoronerà i suoi capelli, la sua lira e i generali romani nei trionfi, e resterà verde per sempre. Ecco perché la corona d’alloro è diventata il segno dei poeti e dei vincitori.
Come Bernini scolpì la trasformazione
Bernini scelse l’unico istante in cui avviene il cambiamento. Apollo ha appena raggiunto Dafne. Il piede destro è a terra e il sinistro ancora sollevato, il mantello che vola dietro di lui per la corsa. La mano sinistra cerca il corpo di lei e tocca invece la corteccia. Le braccia di Dafne scattano verso l’alto e il volto si volta verso di lui, ma le dita dei piedi sono già radici e le dita delle mani e i capelli sono già foglie d’alloro.
I documenti del museo permettono di seguire il lavoro passo dopo passo:
- 2 agosto 1622: viene acquistato il blocco di marmo.
- 1623: il lavoro si ferma per circa un anno mentre Bernini scolpisce il suo David per lo stesso committente.
- 1624: riprendono i pagamenti allo scultore.
- Entro marzo 1625: è pronta la base, dello scalpellino Agostino Radi.
- Agosto 1625: il gruppo viene collocato nella villa.
- 24 novembre 1625: pagamento finale. Bernini ricevette in tutto 1.000 scudi.
Fu l’ultimo dei grandi gruppi marmorei che Bernini realizzò per Scipione Borghese. Venne dopo il Ratto di Proserpina, che il cardinale regalò nel 1622, e intorno agli anni del David.
Il catalogo attribuisce l’effetto a strumenti semplici usati con grande maestria. Il trapano apre gli spazi tra le dita che diventano foglie e tra le dita dei piedi che diventano radici, e libera le ciocche di capelli. La gradina dà alla corteccia la sua trama. Diversi gradi di lucidatura distinguono la pelle dal panneggio. Durante il restauro del 1997 i restauratori scoprirono che Bernini aveva avvolto le parti più sottili in cuscinetti di gesso per proteggerle dalle vibrazioni mentre lavorava il resto, e li aveva tolti alla fine.
Bernini non lavorò da solo. Lo scrittore seicentesco Giovanni Battista Passeri attribuì alcuni dettagli al talentuoso assistente di Bernini, Giuliano Finelli. Dopo aver studiato da vicino la scultura, il museo descrive oggi il contributo di Finelli come un generico aiuto di bottega più che come la paternità di singoli passaggi.
Il significato della scultura
Il gruppo doveva giustificare un mito pagano con figure nude nella casa di un cardinale, e lo fa la base. Porta un cartiglio a forma di pelle di drago con due versi latini del cardinale Maffeo Barberini, il futuro papa Urbano VIII. Il primo recita “Quisquis amans sequitur fugitivae gaudia formae”: chiunque, amando, insegue i piaceri della bellezza fuggevole. Il secondo verso si chiude con le mani di quell’amante piene di foglie e bacche amare. Già alla fine del Quattrocento Dafne rappresentava la virtù che sfugge alla tentazione e resta pura, sempreverde come l’alloro.
Il catalogo del museo vi legge anche un secondo messaggio: Apollo e l’alloro celebrano il cardinale stesso e la sua nuova villa come luogo d’arte e di piacere.
Bernini prese spunto anche da modelli celebri. Il suo Apollo copia l’antico Apollo del Belvedere in Vaticano, fino ai sandali. Il catalogo indica anche l’Aci in fuga di Annibale Carracci sulla volta di Palazzo Farnese. Il volto di Dafne ricorda la madre che urla nella Strage degli innocenti di Guido Reni. Reni era il pittore preferito di Scipione Borghese.
Dettagli da guardare: dita, corteccia e iscrizione
Quando sei davanti alla scultura, cerca questi dettagli:
- Le dita di Dafne. Ognuna termina in sottili foglie d’alloro separate.
- La mano di Apollo. Si posa sul fianco di Dafne proprio dove la corteccia si sta chiudendo sulla pelle.
- Le dita dei piedi. Si stanno trasformando in radici che afferrano il terreno.
- I due cartigli. Il cartiglio a pelle di drago con il distico di Barberini è lì dal 1625. Un secondo, a forma di aquila con versi di Ovidio, fu aggiunto negli anni Ottanta del Settecento.
- Il retro non finito. Alcune superfici che Bernini non pensava sarebbero state viste sono rimaste grezze. Oggi si vedono perché il gruppo sta al centro della sala.
- Il soffitto. Il dipinto di Pietro Angeletti nella volta, degli anni Ottanta del Settecento, mostra Cupido che colpisce Apollo e Dafne con le sue due frecce, con la trasformazione al centro.
Dove si trova nella Galleria Borghese
Apollo e Dafne è nella Sala 3, la Sala di Apollo e Dafne, al piano terra con la collezione di sculture. Bernini lo aveva collocato contro la parete accanto alla cappella. I visitatori entravano lungo il fianco destro di Apollo, così leggevano prima l’inseguimento e arrivavano per ultimo al corpo di Dafne che si trasforma.
Alla fine del Settecento il principe Marcantonio IV Borghese fece ridecorare la villa sotto la guida dell’architetto Antonio Asprucci. Le statue più importanti furono collocate al centro delle sale. Apollo e Dafne fu l’unica opera moderna spostata in questo modo, e fu girata nella posizione attuale su consiglio dello scultore Vincenzo Pacetti nel 1785. Fu allora che venne aggiunto il secondo cartiglio. La decorazione della sala, dal 1780 al 1785, fu pensata intorno al gruppo.
Lo spostamento ha fatto perdere il punto di vista voluto da Bernini, ma è il motivo per cui oggi puoi girarci tutto intorno. Nella sala ci sono altre due opere dedicate ad Apollo: una colossale testa in marmo del dio del II secolo a.C. e il dipinto Apollo e Dafne di Dosso Dossi. Lì è esposta anche la Melissa di Dossi.
Il gruppo è rimasto nella villa dal 1625. Lo Stato italiano lo acquistò con il resto della collezione Borghese nel 1902.
Vederlo durante la tua visita
Ogni visita alla Galleria Borghese si svolge in una fascia oraria di due ore. L’ingresso è allo scoccare dell’ora, fino a 180 persone per fascia, e la prenotazione è obbligatoria anche per i biglietti gratuiti. Le Sale da 1 a 4 sono tutte al piano terra, quindi puoi vedere la Paolina Borghese di Canova, il David di Bernini e Apollo e Dafne a pochi passi l’uno dall’altro. Le foto sono consentite senza flash né treppiedi.
Il biglietto ufficiale costa 18 € (16 € + 2 € di prevendita). Non è rimborsabile e non si può modificare. Vedi la pagina sui prezzi dei biglietti per le riduzioni e le gratuità. Se vuoi qualcuno che ti spieghi le sculture in sala, la visita guidata parte da 49 € a persona e include una fascia oraria riservata. Il biglietto con audioguida parte da 39 €. Entrambi mostrano la cancellazione gratuita fino a 24 ore prima nelle loro schede. Tutte le opzioni sono nella pagina di biglietti e tour.
Apollo e Dafne è una delle poche opere per cui la maggior parte dei visitatori viene alla Galleria. Vedi i capolavori della Galleria Borghese per le altre e dove si trovano.
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Domande frequenti
Chi ha scolpito Apollo e Dafne?
Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) lo scolpì per il cardinale Scipione Borghese tra il 1622 e il 1625, quando aveva poco più di vent'anni. Il suo assistente Giuliano Finelli potrebbe aver lavorato ad alcune foglie e ai capelli; oggi il museo lo considera un generico aiuto di bottega.
Di che materiale è Apollo e Dafne?
Marmo di Carrara. Il gruppo è alto 243 cm, secondo il catalogo della Galleria Borghese, e poggia su una base realizzata da Agostino Radi nel 1625.
Dove si trova l'Apollo e Dafne di Bernini?
Nella Sala 3 della Galleria Borghese a Roma, la Sala di Apollo e Dafne al piano terra. È nella villa dal 1625 e non ha mai lasciato la collezione.
Qual è il significato di Apollo e Dafne?
Rappresenta il mito di Ovidio della ninfa che sfugge a un dio trasformandosi in albero di alloro. Un distico latino di Maffeo Barberini sulla base lo trasforma in una lezione morale: chi insegue la bellezza fuggevole si ritrova in mano foglie e bacche amare.
Si può girare tutto intorno ad Apollo e Dafne?
Sì. Bernini lo aveva collocato contro una parete, ma alla fine del Settecento fu spostato al centro della Sala 3, quindi oggi lo si può vedere da ogni lato.
Fonti